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Servizi Sociali

Cenni storici


Nelle società più antiche erano gli anziani dei clan i custodi delle tradizioni pi` care e dei segreti più importanti della comunità. Essi avevano il potere di trasmetterli, gestendo le pratiche di iniziazione dei giovani alle responsabilità degli adulti.

In epoche successive, nell'ambito di famiglie agricole numerose, l'anziano, depositario della memoria orale dell'esperienza e fonte principale di conoscenza, manteneva un ruolo di particolare importanza del tutto significativo.

Anche oggi, e forse pi` oggi di ieri, l'anziano è colui che trasmette il sapere, il frutto delle sue conoscenze, trovandosi ad essere il depositario di un patrimonio culturale che abbiamo tutti il dovere civile e morale di non disperdere. Come ci insegna un antico detto:

 

UN VECCHIO CHE MUORE È UNA BIBLIOTECA CHE BRUCIA

 

CENNI STORICI

1900 - La Congregazione di Carità di Grosseto, istituisce il Ricovero Umberto 1°, che nel 1926 doveva essere ceduto al Comune di Grosseto e che nel 1937 si trasformò da congregazione in ECA.

Lo Statuto del 1900 prevedeva l'accoglienza limitatamente ai soli "vecchi di sesso mascolino" inabili al lavoro.

Il Regolamento dell'epoca stabiliva che dovevano essere i ricoverati stessi, agli ordini dell'Ispettore di turno, a curare la pulizia dei locali, la ripulitura dei mobili, delle stoviglie e di ogni altra incombenza domestica compresa la cura della quota di orto assegnata al momento del ricovero.

Era previsto l'uso di una "divisa" fornita dall'Istituto, inoltre era determinato il vitto, le uscite in occasione delle festività e nei momenti di libertà, avuta particolare cura alla igiene personale e degli indumenti.

La retta mensile, nel 1900, era fissata in £.25 per ciascun ricoverato.

Successivamente il Ricovero Umberto 1° fu sostituito dal "Ricovero Comunale di Mendicità".

Dalla ricerca storica condotta dal Dr. Paolo Pisani risulta che la totalità del patrimonio dell'Umberto 1° derivasse dalla donazione testamentaria di Don Tolomeo Faccendi, di cui era beneficiario l'unico Orfanotrofio femminile esistente e diretto dalle Suore.

Di fatto, risulta che nel 1945 il "Ricovero per invalidi Umberto 1°" fu materialmente incorporato dall'ECA. Nel 1929 nasce, sembra per donazione del cittadino grossetano Gobbini, il nucleo principale della attuale Casa di Riposo, l'attuale Padiglione Gobbini, recentemente ristrutturato e posto sulla Via Ferrucci, sulla cui facciata si legge "SENECTUTIS ASYLUM PUGNANTIBUS PRO PATRIA MONUMENTUS"

Dal che si arguisce che il "Ricovero dei vecchi", come era chiamato, fosse stato eretto per ospitare anziani di sesso maschile, che avessero dato il meglio di se in difesa della patria. Presso il "Ricovero dei vecchi" presero servizio il 10/01/1930 le Suore Francescane di S. Elisabetta, proposte all'Amministrazione Comunale dal Vescovo Mons. Gustavo Matteotti.

Il Ricovero ospitava 96 persone e fin dal 1932 erano aiutati con la distribuzione di viveri anche altri anziani che non erano accolti nella struttura.
Il Ricovero disponeva di grandissime camerate, un locale destinato alla mensa, funzionava in parte la lavanderia, mancavano invece tutti gli spazi in cui fosse consentito trascorrere la giornata serenamente in un clima familiare.
Veniva gestito da una Commissione di cui si sono rintracciati i verbali, tra il poco materiale storico esistente e dai quali si evincono le regole di comportamento e la denominazione all'epoca attribuita "Casa di Riposo dei Vecchi" di Grosseto.

In epoche successive è stata cambiata la denominazione in "Casa Riposo Anziani" e si sono aggiunti i Padiglioni Alfieri e Centrale.

Già da alcuni anni sta cambiando l'approccio socio - culturale verso la Casa di Riposo, perchè ci si rende conto di quanto sia errato rivolgersi alla Casa di Riposo come luogo di parcheggio per gli anziani, luogo assimilabile ad una sorta di "ospedaletto" o vederla come un "corpo separato" dalla nostra realtà quotidiana, in cui non c'è tempo per fermarci a pensare a "quella brutta malattia che è la vecchiaia"

La Casa di Riposo o Residenza protetta non è un lager, nè un parcheggio, nè un ospedale, nè un luogo di solo assistenzialismo, ma deve essere o diventare un buon albergo, dotato di un alto livello di assistenza sanitaria e sociale in cui ciascuno possa pensare di trascorrere serenamente un periodo della propria vita.

Questa è la sfida che quotidianamente dobbiamo lanciarci e su cui dobbiamo scommettere e sentirci coinvolti nel gestire la struttura.

Pertanto, se da un lato è necessario garantire l'assistenza sociale e sanitaria agli Ospiti, è altrettanto necessario garantire un'attività tesa a favorire momenti di vita comunitaria, che facilitino le occasioni di incontro e di scambio con l'ambiente esterno alla struttura.

È necessario ipotizzare un diverso uso degli spazi interni disponibili, prevedendo attività di laboratorio, lettura giardinaggio. Non a caso tra i problemi che affliggono gli anziani è da rilevare la perdita di ruolo, in particolare per i cosiddetti anziani istituzionalizzati.

Autore: S.E.D. | Pagina modificata: 05.02.2008 08:52 | Pagina creata: 09.11.2007 12:52








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