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I regolamenti

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Il Comune

Regolamento Polizia Municipale - Aggiornamento del Titolo VIII successivamente modificato ed integrato - Testo coordinato


Aggiornamento del Titolo VIII
ai sensi del Regolamento Regionale 26 luglio 1999 n. 4
adottato con deliberazione del
Consiglio Comunale n.40 del 05.04.2000
Successivamente modificato ed integrato negli artt.110,116,118,128,130
con delibera di Consiglio Comunale n.108 del 16/10/2000
Testo Coordinato

Art. 109 Oggetto e finalità
Art. 110 Definizioni
Art. 111 Requisiti per l'esercizio del Commercio
Art. 112 Requisiti dell'età
Art. 113 Requisiti morali
Art. 114 Requisiti professionali
Art. 115 Comunicazione per apertura di esercizi di vicinato e domande per medie e grandi strutture- applicazione Legge n.241/90.
Art. 116 Esercizio conigunto Ingrosso/Dettaglio
Art. 117 Forme particolari di commercio
Art. 118 Attività di vendita temporanee
Art. 119 Sospensione dell'attività
Art. 120 Affidamento in gestione di reparti
Art. 121 Ottemperanza di giudicato amministrativo
Art. 122 Modifiche nella rappresentanza legale di società e associazione
Art. 123 Pubblicità dei prezzi
Art. 124 Autorizzazione per i centri commerciali al dettaglio
Art. 125 Programmi integrati per attività promozionali dei centri commerciali naturali
Art. 126 Comunicazione per apertura esercizi di vicinato - Istruttoria - Decisioni
Art.127 Consumo di prodotti alimentari negli esercizi di vicinato
Art.128 Autorizzazione per medie strutture di vendita
Art.129 Servizi di interesse pubblico svolti dagli esercizi di vicinato e medie strutture
Art. 130 Disposizioni per grandi strutture di vendita
Art. 131 Subingresso negli esercizi di vendita al minuto
Art. 132 Cessazione di attività
Art. 133 Vendite di liquidazione
Art. 134 Vendite di fine stagione o saldi
Art. 135 Vendite promozionali
Art. 136 Vendita negli spacci interni
Art. 137 Vendita a mezzo di apparecchi automatici
Art.138 Vendita per corrispondenza ed altri sistemi di comunicazione
Art. 139 Vendita e propaganda ai fini commerciali
Art. 140 Forme speciali di vendita - Applicazione Legge 241/90
Art.141 Occupazione di spazi pubblici all'esterno di esercizi commerciali
Art.142 Modalità di presentazione istanza per autorizzazione di occupazione di spazi pubblici
Art 143 Sanzioni e revoche
Art. 144 Disposizioni transitorie

TITOLO VIII

Art. 109: Oggetto e finalità

  1. Gli articoli del presente titolo VIII hanno lo scopo di adeguare il vigente regolamento di Polizia Municipale al Regolamento della Regione Toscana 26 luglio 1999 n.4, in attuazione di quanto previsto dall’art. 6, comma 5, del Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n.114, dalla Legge Regionale 17 maggio 1999 n. 28 e dalla Delibera del Consiglio Regionale 26 luglio 1999 n.233.

Art. 110: Definizioni

  1. Ai fini del presente regolamento si intendono:
    1. per Decreto Legislativo il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n.114;
    2. per Legge Regionale la Legge Regionale 17 Maggio 1999, n.28;
    3. per Regolamento Regionale il Regolamento Regionale 26 Luglio 1999, n.4;
    4. per Deliberazione la Deliberazione del Consiglio Regionale 26 luglio 1999, n.233;
    5. per "Camera di Commercio" si intende la Camera di Commercio, Industria ,Artigianato, Agricoltura;
    6. per Centro di Assistenza Tecnica si intendono i centri come definiti dall’art.23 del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n.114.
  2. Ogni esercizio commerciale corrisponde al luogo fisicamente delimitato da pareti continue, separato, distinto e non direttamente collegato ad altro utilizzabile a scopo commerciale
  3. Ad ogni esercizio commerciale, come definito al comma 2, corrispondono una sola superficie di vendita ed una sola comunicazione, ai sensi dell’articolo 7 del Decreto Legislativo, o autorizzazione commerciale, rilasciata ai sensi degli articoli 8 e 9 del Decreto Legislativo
  4. La classificazione degli esercizi commerciali è quella prevista dall’art. 4 del Decreto Legislativo, come modificata dall’art. 2 del Regolamento Regionale.

    Il centro commerciale al dettaglio, ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera g) del Decreto Legislativo, è una struttura fisico-funzionale concepita e organizzata unitariamente, con specifica destinazione d’uso commerciale, coincidente, per superficie di vendita, con una media o grande struttura di cui all’art. 4 comma 1, lettere e) e f) del Decreto Legislativo, costituita da almeno due esercizi commerciali al dettaglio. Deve essere dotato di spazi e servizi, funzionali al centro stesso, che possono essere organizzati su superfici sia coperte che scoperte. E’ unitario rispetto al sistema del traffico, dei parcheggi e dei servizi ad uso collettivo, in modo che il consumatore abbia un’immagine unica dell’offerta commerciale e dei servizi annessi.
    La superficie di vendita di un centro commerciale è data dalla somma delle superfici di vendita degli esercizi commerciali nello stesso presenti.

  5. Ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera c) del Decreto Legislativo, la superficie di vendita di un esercizio commerciale al dettaglio in sede fissa è l’area destinata alla vendita, compresa quella occupata da banchi, casse, scaffalature e simili. Non costituisce superficie di vendita l’area destinata ai magazzini, depositi, locali di lavorazione, uffici e servizi.
  6. La superficie di vendita si determina, per ciascun esercizio commerciale, calcolando soltanto l’area che costituisce la superficie calpestabile del pavimento valutata ai fini del rilascio della concessione o dell’autorizzazione edilizia, quale risulta dalle tavole allegate alla concessione od autorizzazione edilizia.
  7. Nella superficie complessiva dei centri polifunzionali di servizi, di cui al comma 13,la superficie di vendita non comprende la parte dell’unità immobiliare occupata da attività non commerciali e dagli spazi di passaggio comuni.
  8. La superficie espositiva, cioè quella parte dell’unità immobiliare, alla quale il pubblico può accedere, in condizioni di sicurezza, per prendere visione dei prodotti esposti, deve avere destinazione commerciale ed è comunque da considerarsi superficie di vendita.
  9. Non costituiscono superficie di vendita le vetrine e le zone di passaggio ad esse antistanti, nei casi in cui si trovino all’esterno del negozio sul fronte strada o siano integrate con spazi di passaggio comuni ad altri esercizi commerciali.
  10. La vendita di prodotti propri nei locali di produzione od altri adiacenti può essere effettuata da industriali ed artigiani, in condizioni di sicurezza, nello stesso immobile nel quale avviene la produzione. La superficie di vendita non deve superare quella prevista per gli esercizi di vicinato.
  11. I centri commerciali sono classificati come segue:
    1. Centro commerciale risultante da un unico edificio: si tratta di un insediamento commerciale costituito da un unico edificio, che comprende uno o più spazi pedonali, dai quali si accede ad una pluralità di esercizi commerciali al dettaglio integrati, eventualmente, da attività paracommerciali e di servizio. L’edificio è soggetto a concessione edilizia unitaria, con specifica destinazione "centro commerciale". Le singole autorizzazioni commerciali devono far riferimento all’unico provvedimento generale rilasciato per il centro nel suo complesso, eventualmente anche ad un solo soggetto promotore.
    2. Centro commerciale risultante da un’insieme di edifici: si tratta di un insediamento commerciale costituito da uno o più edifici collegati funzionalmente da percorsi pedonali non facenti parte di vie o piazze pubbliche, dai quali si accede a singoli esercizi commerciali. I servizi accessori possono essere comuni all’intero complesso degli edifici. Il centro commerciale, ove possibile, è soggetto a concessione edilizia unitaria. Le singole autorizzazioni commerciali devono far riferimento all’unico provvedimento generale rilasciato, eventualmente, anche ad un solo soggetto promotore. La realizzazione della struttura può essere scaglionata nel tempo.
    3. Centro commerciale naturale: è una sequenza di esercizi commerciali e di altre attività di servizio che si affacciano, in prevalenza, su vie o piazze urbane, i cui titolari devono sottoscrivere con il Comune un programma unitario di attività promozionali. Le autorizzazioni commerciali sono separate, indipendenti e non devono far riferimento ad un unico provvedimento generale, preventivo, che può mancare. Le concessioni o autorizzazioni edilizie vengono rilasciate separatamente ed autonomamente per ciascuna unità o complesso immobiliare, sede delle varie attività commerciali.
  12. Per centro polifunzionale di servizi, s’intende uno o più esercizi commerciali ubicati in un’unica struttura o complesso immobiliare che possono essere realizzati, anche in via temporanea su area pubblica, eventualmente integrati da altri servizi quali ad esempio:
    • distribuzione carburanti;
    • sportello o servizi decentrati del comune, ufficio postale, bancario o simili;
    • sportelli e centri turistici, di informazione, pro loco e simili;
    • presidio farmaceutico, medico, veterinario e simili;
    • biglietterie, fermate autolinee, centri prenotazioni e simili;
    • servizi per la casa e la persona;
    • bar, circoli, rivendita tabacchi, rivendita giornali e riviste;
    • impianti sportivi e ricreativi;
    • strutture ricettive, ecc.
  13. Per aree commerciali integrate: si intendono le aree per le quali gli strumenti urbanistici comunali prevedono espressamente la compatibilità per l'insediamento di grandi strutture di vendita, oppure di medie strutture integrate funzionalmente con grandi strutture.
  14. Per Centro Storico si intende l’area che, dallo strumento urbanistico comunale, è classificata come zona "A"o ad essa assimilata, ai sensi della vigente normativa urbanistica.
  15. Tutti gli esercizi di vendita, compresi i centri commerciali già autorizzati aventi la superficie di vendita da duecentocinquantuno a millecinquecento metri quadrati sono classificati medie strutture di vendita.
  16. Tutti gli esercizi di vendita, compresi i centri commerciali, già autorizzati, secondo le previgenti norme, aventi la superficie di vendita oltre millecinquecento metri quadrati sono classificati grandi strutture di vendita.
  17. Per stagione si intende un periodo di tempo, anche frazionato, non inferiore a sessanta giorni e non superiore a centottanta, che può comprendere anche parte dell’anno successivo a quello nel quale ha inizio l’attività.

    L’apertura stagionale dell’esercizio, rimessa alla libera determinazione dell’esercente, deve essere comunicata preventivamente al Comune precisando il periodo della stessa.

  18. Per trasferimento della gestione di un esercizio di vendita si deve intendere il trasferimento della gestione dell’intero esercizio ad altri che l’assumono in proprio.
  19. Per gestore di aziende commerciali al dettaglio il soggetto al quale l’azienda è stata trasferita affinchè ne assuma in proprio la gestione per la durata stabilita.
  20. Per requisiti professionali e morali per l’esercizio del commercio al dettaglio si intendono quelli precisati all’art. 5 del Decreto Legislativo.
  21. I modelli denominati COMM 1, COMM 2 e COMM 3 corrispondono ai modelli approvati dalla Conferenza unificata di cui all’art. 8 del D.L.gs. n. 281/97, pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale, n. 94 del 23.4.1999, da utilizzare come segue: modello COMM 1: comunicazione per gli esercizi al dettaglio definiti di "vicinato" relativa a: aperture, subingressi, variazioni, cessazioni attività. Modello COMM 2: domanda di autorizzazione per medie e grandi strutture per aperture, variazioni. Modello COMM 3: comunicazione per medie e grandi strutture per subingresso, variazioni, cessazione di attività.
  22. E’ preposto alla gestione di un esercizio commerciale o di un relativo reparto chi viene indicato, come tale, al Comune dal titolare dell’attività. Alla comunicazione deve essere allegato l’atto di delega sottoscritto, in segno di accettazione, dal delegato, con firme autenticate ai modi di legge.
  23. Per concentrazione si intende la riunione in una nuova struttura di vendita, rispettivamente, di esercizi di vicinato, di medie o grandi strutture di vendita, di medesima titolarità all’atto della richiesta
  24. Per accorpamento si intende l’ampliamento della superficie in una media o grande struttura di vendita mediante utilizzo di superfici di altri esercizi di vicinato, di altre medie o grandi strutture di vendita di medesima titolarità all’atto della richiesta.
  25. Per reimpiego del personale degli esercizi concentrati o accorpati si intende il reimpiego degli occupati nell’anno precedente, sia a tempo determinato che indeterminato. I lavoratori a tempo parziale sono considerati in percentuale, in rapporto al numero di ore lavorate rispetto a quelle previste nel contratto collettivo di riferimento.
  26. Per qualificazione professionale adeguata al settore alimentare si intende l’aver esercitato in proprio, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, l’attività di vendita all’ingrosso o al dettaglio di prodotti del settore alimentare, o aver prestato la propria opera, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, in qualità di dipendente qualificato addetto alla vendita o all’amministrazione o, se trattasi di coniuge o parente o affine entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualità di coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all’INPS, o aver frequentato con esito favorevole un corso di qualificazione professionale riconosciuto dalla Regione; essere stato iscritto nell’ultimo quinquennio al registro esercenti il commercio di cui alla legge 11 giugno 1971, n.426, per uno dei gruppi merceologici individuati dalle lettere a), b), c) dell’articolo 12, comma 2, del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n.375.
  27. Il titolare, alla data del 24 aprile 1998, di autorizzazione amministrativa di cui all’art. 24 della Legge 11 giugno 1971 n. 426, per il commercio al dettaglio di prodotti rientranti nei settori alimentare e non alimentare ha diritto di porre in vendita tutti i prodotti compresi in detti due settori, nel rispetto della vigente normativa igienico-sanitaria e fatte salve le disposizioni che riguardano la vendita di determinati prodotti previste da leggi speciali, mantenendo gli stessi rapporti di superficie indicati nella autorizzazione di cui alla citata Legge n. 426.
  28. Domande concorrenti ai sensi della Legge Regionale: sono le domande per le quali la documentazione prevista è completa o è stata completata nello stesso giorno, sia rispetto a quanto previsto per il rilascio dell’autorizzazione commerciale, che per la concessione od autorizzazione edilizia.
  29. Il commercio al dettaglio e all’ingrosso, come definito dall’art. 4 del Decreto Legislativo, si intende professionalmente esercitato da chi dedica allo stesso almeno due terzi del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dall’attività medesima almeno due terzi del proprio reddito globale di lavoro, quale risulta dalla propria posizione fiscale.
  30. Per utilizzatori in grande di cui all’art. 4, comma 1, lettera a) del Decreto Legislativo si intendono le comunità, le convivenze, le cooperative di consumo e loro consorzi, gli organismi associativi costituiti esclusivamente tra i titolari di esercizi di vendita e/o pubblici esercizi per procedere agli acquisti, in comune, dei prodotti necessari per le loro attività.
  31. Per opere dell’ingegno di carattere creativo si intendono tutte le opere di grafica, pittura e scultura, di provenienza propria non classificabili come opere d’arte; proprie pubblicazioni letterarie; oggetti e quant’altro sia frutto dell’ingegno creativo del realizzatore commerciante.

Art.111: Requisiti per l’esercizio del commercio

  1. Il commercio al dettaglio e all’ingrosso disciplinato dal Decreto Legislativo è articolato in due settori: 1) alimentare e 2) non alimentare.
  2. Per l’esercizio dell’attività di commercio di prodotti alimentari è richiesto il possesso dei requisiti morali e professionali di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo. Per il commercio di prodotti non alimentari, è richiesto il possesso dei soli requisiti morali di cui allo stesso articolo 5.
  3. Nelle imprese individuali, i requisiti morali devono essere posseduti dal titolare; nelle società, qualora dall’atto costitutivo o dallo statuto societario non si indichi il socio o rappresentante responsabile, i requisiti devono essere posseduti : da tutti i soci, nelle società in nome collettivo; dai soci accomandatari, nelle società in accomandata semplice; dal legale rappresentante, nelle società di capitali, cooperative, enti e associazioni; da chi le rappresenta in Italia, nelle società estere.
  4. Per il settore alimentare, i requisiti professionali devono essere posseduti dal titolare, nelle imprese individuali; da un legale rappresentante o da un preposto per qualsiasi tipo di società, associazione o ente; da chi rappresenta in Italia una impresa estera o da un relativo preposto.
  5. Il possesso dei requisiti soggettivi deve essere autocertificato o documentato nei modi di legge dal soggetto interessato.
  6. I requisiti soggettivi per l’esercizio del commercio al dettaglio sono accertati dal Comune. Per l’esercizio del commercio all’ingrosso sono accertati dalla Camera di Commercio .

Art. 112: Requisiti dell’età

  1. Il commercio, sia al dettaglio che all’ingrosso, può essere esercitato solo da che ha raggiunto la maggiore età e con l’autorizzazione del Tribunale da chi, non avendola raggiunta, è emancipato di diritto, ai sensi dell’art. 390 cod. civ.
    All’inabilitato ed al minore non emancipato non è consentito l’inizio di un’attività commerciale, ma soltanto la relativa continuazione, a seguito di acquisto della titolarità di un’azienda a causa di morte o per donazione.

Art. 113: Requisiti morali

  1. L’attestazione dell’esito positivo dell’affidamento in prova al servizio sociale documentato dai modi di legge è equiparabile alla riabilitazione.
  2. L’accertamento dei requisiti morali per l’esercizio del commercio viene fatto di ufficio dal Comune, richiedendo il certificato generale al Casellario Giudiziale della Procura della Repubblica.
  3. Una persona, già dichiarata fallita, per poter gestire un’attività commerciale ha necessità di ottenere sempre la riabilitazione civile o la revoca della dichiarazione di fallimento.

Art. 114: Requisiti professionali

  1. Ai fini del possesso dei requisiti professionali per l’esercizio del commercio nel settore alimentare occorre aver frequentato con esito positivo, un corso specifico di formazione professionale per il settore alimentare, istituito o riconosciuto dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano.
    Non sono, pertanto, ritenuti idonei, ai fini dell’accertamento dei requisiti:
    • i titoli di studio non specificatamente abilitanti quali: diploma di ragioniere, laurea in economia e commercio e similari;
    • attestati di corsi svolti all’estero;
    • attestati di frequenza di corsi relativi alla somministrazione al pubblico di alimenti e bevande o per la gestione di strutture ricettive turistico-alberghiere.
  2. L’esercizio in proprio dell’attività di vendita, al dettaglio o all’ingrosso, di prodotti alimentari, è comprovato anche dalla posizione di socio di società di persone e di amministratore o institore di società di capitali o di altro organismo collettivo.
    Possiedono il requisito dell’esercizio in proprio:
    • l’imprenditore individuale;
    • nella società di capitali in alternativa: il Presidente, il Vice Presidente effettivo, l’Amministratore Unico, il Consigliere delegato e l’Institore;
    • nelle società in accomandata semplice: i soci accomandatari;
    • nelle società in nome collettivo: il socio con poteri di ordinaria amministrazione e di legale rappresentanza; il socio d’opera o socio con "obbligo di prestazione di attività", pur senza poteri di rappresentanza legale e/o amministrazione ordinaria;
    • nel caso di associazione in partecipazione: colui che ha operato presso un’impresa autorizzata, senza vincolo di subordinazione, con un contratto di associazione, in qualità di associato.
  3. La qualifica di dipendente qualificato addetto alla vendita o all’amministrazione di un’impresa che esercita la vendita di prodotti alimentari si ritiene posseduta da chi svolga mansioni direttamente attinenti alla somministrazione, lavorazione, trasformazione di alimenti o bevande.
  4. Il requisito di dipendente qualificato è comprovato sulla base di idonea documentazione fornita dall’impresa presso la quale l’interessato ha prestato la propria opera. Per valutare la prestazione dell’attività in qualità di dipendente qualificato, occorre tener conto del tipo dell’azienda, del contratto collettivo di lavoro, della qualifica rivestita, del periodo di apprendistato, del tipo di attività esercitata rapportato alla qualifica rivestita. Qualifiche abilitanti possono essere considerate le seguenti: capo servizio di ufficio amministrativo e/o commerciale; gerente o gestore; capo reparto; ispettore; addetto all’amministrazione; magazziniere e aiuto magazziniere solo se svolto presso aziende all’ingrosso; cassiere, viaggiatore, piazzista; commesso; aiuto commesso; banconiere e aiuto banconiere; addetto alle operazioni ausiliarie alla vendita.
    Lo stato di dipendente qualificato può essere comprovato alternativamente dalla seguente documentazione: modello 01/M relativi alla denuncia annuale all’INPS della retribuzione; libretto di lavoro; dichiarazione della Sezione Circoscrizionale per l’impiego; dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà del datore di lavoro; busta paga; dichiarazione dei redditi.
    E’ idonea a comprovare detto requisito anche l’attività svolta all’estero, debitamente documentata.
  5. Il requisito di familiare coadiutore è comprovato dalla iscrizione all’INPS, gestione commercianti. In caso di imprese miste, artigiane – commerciali, iscritte all’INPS gestione artigiani con riferimento all’attività prevalente, il requisito professionale si ritiene provato.
  6. La collaborazione familiare svolta all’estero, se non documentata nei modi di legge non ha valore.
  7. La pratica professionale in qualità di titolare, dipendente, collaboratore, deve essere acquisita per due anni negli ultimi cinque, che precedono la sottoscrizione della "comunicazione" per gli esercizi di vicinato o la "domanda di autorizzazione" per le medie e grandi strutture di vendita.
  8. L’iscrizione al Registro Esercenti il Commercio – REC – per il gruppo alimentare, carni, o la ex tabella VIII, nel periodo che va dal 24 aprile 1994 al 24 aprile 1999, è provata sia da chi si sia iscritto al REC entro detto arco di tempo oppure vi sia stato iscritto o comunque rimasto iscritto, sulla base di un provvedimento camerale.
  9. Per vendere i prodotti che rientrano nelle tabelle speciali per tabaccherie, farmacie e distributori di carburante, nonché i giornali e le riviste, è richiesto il possesso dei requisiti personali previsti dal Decreto Legislativo. Qualora vengano venduti prodotti alimentari è richiesto altresì il possesso dei requisiti professionali previsti dal Decreto Legislativo.
  10. L’esercizio in proprio dell’attività commerciale è autocertificato e provato dalla iscrizione al Registro Imprese tenuto dalla Camera di Commercio.
  11. L’associazione in partecipazione è comprovato da copia del relativo contratto debitamente registrato e dalla dichiarazione dei redditi dell’associato.

Art. 115: Comunicazione per apertura di esercizi di vicinato e domande per medie e grandi strutture. Applicazione Legge n. 241/90

  1. Per le comunicazioni di esercizio di vicinato e per le domande per le medie e grandi strutture di vendita, per l’apertura, trasferimento di sede e ampliamento della superficie di vendita, pervenute a mezzo posta, il responsabile del procedimento comunica all’interessato, entro tre giorni dal ricevimento della comunicazione e della domanda:
    1. Unità operativa competente alla gestione della pratica;
    2. Oggetto del procedimento;
    3. Persona responsabile del procedimento;
    4. Ufficio presso il quale si può prendere visione degli atti del procedimento;
    5. Termine di conclusione del procedimento.
    La comunicazione del responsabile del procedimento vale, altresì, come ricevuta.
  2. Per le comunicazioni e le domande inviate a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, la ricevuta è costituita dall’avviso stesso, debitamente firmato.
    Entro tre giorni dal ricevimento della comunicazione o della domanda, il responsabile del procedimento comunica all’interessato le indicazione di cui al precedente comma 1.
  3. I termini per l’efficacia della comunicazione relativa agli esercizi di vicinato e per il formarsi del silenzio assenso sulle domande relative alle medie e grandi strutture, decorrono dalla data di ricevimento della comunicazione e domanda del soggetto interessato, a condizione che le stesse siano regolarmente formulate e complete di tutti i dati, notizie e documenti previsti dalla normativa vigente al momento dell’inoltro al Comune.
  4. Qualora la comunicazione e le domande non siano regolari e complete, il responsabile del procedimento ne dà notizia al soggetto interessato entro dieci giorni, indicando le cause della irregolarità e della incompletezza. In questo caso il termine decorre dal ricevimento della denuncia o della domanda regolare.
  5. I termini di cui al precedente comma 3 possono essere interrotti una sola volta dal Comune, con atto del responsabile del procedimento, inviato a mezzo di nota raccomandata con avviso di ricevimento, esclusivamente per la richiesta all’interessato di elementi integrativi o di giudizio che non siano già nella disponibilità del Comune e che il Comune stesso non possa acquisire automaticamente. La richiesta di elementi integrativi può avere per oggetto anche la trasmissione, da parte dell’interessato, di elementi o allegati alla comunicazione o alla domanda, che risultino prescritti dalla normativa vigente.
  6. Nel caso di richiesta di elementi integrativi, i termini di cui al precedente comma 3 iniziano a decorrere nuovamente dalla data di ricevimento, da parte del Comune, degli elementi richiesti. Eventuali richieste di nuovi elementi integrativi, successive alla prima, non interrompono i termini di cui al precedente comma 3.

Art. 116: Esercizio congiunto ingrosso/dettaglio

  1. Coloro che, alla data del 24 aprile 1999 svolgevano, in uno stesso locale, l’attività di vendita all’ingrosso e al dettaglio dei prodotti indicati all’art. 1, comma 5, della Legge n. 426/71, possono continuare ad esercitarla, alle stesse condizioni.
  2. E’ vietato l’esercizio congiunto nello stesso locale dell’attività di vendita all’ingrosso e al dettaglio.
  3. Il divieto di cui al comma precedente non si applica per la vendita dei seguenti prodotti:
    1. Macchine, attrezzature e articoli tecnici per l’agricoltura, l’industria, il commercio, e l’artigianato;
    2. materiale elettrico;
    3. colori e vernici, carte da parati;
    4. ferramenta ed utensileria;
    5. articoli per impianti idraulici, a gas ed igienici;
    6. strumenti scientifici e di misura;
    7. macchine per ufficio;
    8. auto-moto-cicli e relativi accessori e parti di ricambio;
    9. combustibili;
    10. materiali per l’edilizia;
    11. legnami.

Art. 117: Forme particolari di commercio

  1. La vendita al pubblico, in un’unica confezione e ad un unico prezzo, di prodotti che appartengono a settori merceologici diversi, è consentita nell’esercizio che ha nel proprio settore merceologico, il prodotto che, rispetto agli altri contenuti nella confezione, risulta di valore pari ad almeno i tre quarti del prezzo della confezione stessa, tenuto conto dei valori di mercato dei vari prodotti.
  2. I prodotti alimentari a base di carni possono essere posti in vendita comunque preparati e confezionati, ed anche allo stato di precotti. La cottura può essere effettuata anche nell’esercizio, fatta salva l’osservanza delle norme igienico-sanitarie.
  3. Le erboristerie sono da considerare esercizi di carattere misto, alimentare - non alimentare. Pertanto, qualora detti esercizi si limitano alla vendita di prodotti non direttamente commestibili (oltre, ad esempio, alle creme, olii, saponi, ecc., anche le erbe per tisane varie), sono da considerare esercizi non alimentari, mentre quando i prodotti venduti comprendano anche alimenti (ad esempio marmellate, caramelle, pasta dietetica, ecc.) tali esercizi sono da considerare appartenenti al settore merceologico alimentare ed in quanto tali assogettati alle norme dettate dal Decreto Legislativo per tale settore, in particolare all’obbligo della sussistenza, negli operatori, dei requisiti di formazione professionale specifica.
  4. Coloro che alla data del 24 aprile 1999 erano in possesso dell’autorizzazione ai sensi della Legge n. 32/68, possono continuare a vendere soltanto prodotti surgelati.
  5. L’attività di vendita corrispondente alle tabelle merceologiche speciali è vincolata all’attività principale di farmacia, rivendita di generi di monopolio o distributore di carburanti e non può essere ceduta separatamente dall’attività principale alla quale inerisce.
  6. Non costituisce attività di somministrazione di alimenti e bevande, l’assaggio gratuito degli stessi organizzato dal venditore a fini promozionali, o per orientare la scelta dei prodotti in vendita.
  7. Il commercio al dettaglio di "oggetti preziosi" è subordinato anche al possesso della licenza prevista dall’art. 127 del R.D. n. 773/31.
  8. Il titolare di autorizzazione per l’esercizio di una attività ricettiva che unitamente al servizio ricettivo, effettuava, alla data del 24 aprile 1999, l’attività di vendita di giornali, riviste, pellicole, videocassette, cartoline, e francobolli alle persone alloggiate può continuare ad esercitarla, alle stesse condizioni.
  9. Per la vendita di piante o parti di esse e di semi per la loro riproduzione, di fitofarmaci, di piante officinali, di prodotti oggetto dell’esercizio di arti ausiliarie delle professioni sanitarie oltre all’autorizzazione richiesta dal Decreto Legislativo, occorre essere in possesso dei requisiti particolari previsti dalla normativa che disciplina il commercio di detti prodotti.

Art. 118: Attività di vendita temporanee

  1. In occasione di feste o di altre riunioni straordinarie di persone, il Comune può concedere autorizzazioni temporanee alla vendita. Esse sono valide soltanto per i giorni delle predette occasioni e sono rilasciate esclusivamente a chi è in possesso dei requisiti soggettivi di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo e di cui alla Legge 31 maggio 1965 n. 575 e successive modificazioni ed integrazioni, che devono essere autocertificati.
  2. Nell’autorizzazione devono essere precisati i giorni e l’orario di validità, il luogo di esercizio ed il soggetto autorizzato.
  3. Data la temporaneità e l’occasionalità del rilascio si possono rilasciare anche per siti o luoghi non a destinazione commerciale, accertate comunque le condizioni di sicurezza e di igienicità dei luoghi, nei modi di legge.
  4. L’istanza deve pervenire al Comune entro e non oltre i dieci giorni precedenti la data di svolgimento della manifestazione o evento per il quale si richiede l'autorizzazione per la vendita.
    Qualora non venga fornita risposta entro quindici giorni dalla presentazione della domanda, l’istanza si intende accolta.

Art. 119: Sopensione dell’attività

  1. Della data di inizio della sospensione dell’attività nell’esercizio di vendita al pubblico il titolare deve dare notizia al Comune, almeno cinque giorni prima dell’inizio della stessa, salvo casi di documentata forza maggiore, qualora debba protrarsi per più di trenta giorni consecutivi. Nella comunicazione deve essere indicata la durata della chiusura. L’esercente interessato, entro lo stesso termine, deve rendere noto al pubblico il periodo di sospensione con apposito cartello.

Art. 120: Affidamento in gestione di reparti

  1. Il titolare di un esercizio commerciale strutturato per reparti ne può affidare uno o più, ad uno o più soggetti purchè quest’ultimo gestisca in proprio e sia in possesso dei requisiti soggettivi per gestirli.
  2. Il gestore deve dare comunicazione dell’affidamento al Comune, prima dell’inizio della gestione, dichiarando nella stessa il possesso dei requisiti, la sede dell’esercizio, il reparto gestito, la durata della gestione. Alla comunicazione deve essere allegata copia del contratto di gestione, per atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Art. 121: Ottemperanza di giudicato amministrativo

  1. Coloro a cui favore è stato deciso, in via definitiva, un ricorso avverso il diniego di autorizzazione o la comunicazione di non efficacia della dichiarazione di inizio di attività per i negozi di vicinato, hanno diritto di ottenere dal Comune il rilascio dell’autorizzazione e, per i negozi di vicinato, ad iniziare l’attività, se non siano sopravvenuti nuovi elementi ostativi e/o nuove normative, successivamente alla decisione, che impediscono sia il rilascio dell’autorizzazione che l’inizio dell’attività.

Art. 122: Modifiche nella rappresentanza legale di società e associazione

  1. Le modifiche che intervengono nella rappresentanza legale di una persona giuridica o di una società, dopo la comunicazione di inizio di attività per gli esercizi di vicinato od il rilascio delle autorizzazioni per una media o grande struttura di vendita, non obbligano alla presentazione di una nuova comunicazione o al rilascio di una autorizzazione.
    La persona giuridica o società hanno l’onere di darne comunicazione al Comune, entro trenta giorni dalla registrazione della variazione della rappresentanza legale al registro imprese tenuto dalla Camera di Commercio. Nella comunicazione devono essere indicati gli estremi dell’atto con il quale si è provveduto alla variazione della rappresentanza legale, le generalità complete del nuovo rappresentante legale, gli estremi di iscrizione al registro imprese.
  2. Il nuovo legale rappresentante, in mancanza di preposto, deve essere in possesso dei requisiti soggettivi di legge per l’esercizio dell’attività.
  3. Il Comune, entro trenta giorni dal ricevimento della dichiarazione di cui al precedente comma 1, comunica alla persona giuridica o società, la presa d’atto della variazione intervenuta nella rappresentanza legale.
  4. La trasformazione di una società in un’altra dei tipi previsti dalle leggi vigenti comporta una variazione del titolo autorizzatorio e non obbliga ad una nuova dichiarazione per l’apertura di un esercizio di vicinato od a richiedere il rilascio di una nuova autorizzazione per le medie e grandi strutture.
  5. La società che risulta dalle trasformazioni deve darne comunicazione al Comune entro trenta giorni dalla registrazione dell'atto di trasformazione al Registro imprese tenuto dalla Camera di Commercio precisando, nella comunicazione, gli estremi dell'atto, la nuova ragione sociale, il numero di iscrizione al Registro Imprese e la Camera di Commercio presso la quale si è iscritti.
  6. A seguito della comunicazione il Comune procede agli adempimenti di cui al precedente comma 3, nello stesso termine previsto.

Art. 123: Pubblicità dei prezzi

  1. Per tutti i prodotti esposti, per la vendita al dettaglio, nei luoghi indicati all’art. 14, comma 1, dal Decreto Legislativo, deve essere indicato il prezzo di vendita al pubblico.
  2. La pubblicizzazione del prezzo può avvenire con l’uso del mezzo ritenuto più idoneo dall’esercente interessato, a condizione, peraltro, che il sistema utilizzato permetta all’utente di leggere sempre, in maniera chiara ed inequivocabile, l’effettivo prezzo di vendita al pubblico della merce esposta.

Art. 124: Autorizzazione per i centri commerciali al dettaglio

  1. I centri commerciali necessitano:
    1. Di un’autorizzazione generale per il centro come tale, in quanto media o grande struttura, che è richiesta dal suo promotore o, in assenza, congiuntamente, da tutti i titolari degli esercizi che costituiranno il centro;
    2. Di autorizzazione o comunicazione, a seconda delle dimensioni, per ciascuno degli esercizi al dettaglio presenti nel centro.
  2. Chi intende attivare un centro commerciale al dettaglio, costituito da più esercizi, deve presentare al Comune un’unica domanda, conformemente al modello COMM 2, che sarà esaminata secondo un criterio unitario. Ai soli fini della presentazione della domanda il richiedente può, all’atto di presentazione della stessa, non essere in possesso dei requisiti professionali di cui all’art. 5, comma 5, del Decreto Legislativo.
  3. L’attività dei singoli esercizi che, nel loro insieme, costituiscono il centro commerciale, avviene dietro specifica domanda e rilascio della relativa autorizzazione, se si tratta di medie e grandi strutture, previa comunicazione se si tratta di esercizio di vicinato.
  4. Qualora il soggetto promotore del centro chieda, prima del rilascio delle autorizzazioni corrispondenti agli esercizi oggetto di domanda, che esse, se rilasciabili, siano intestate ad altri soggetti, la richiesta va accolta alla sola condizione che questi ultimi siano in possesso dei requisiti soggettivi di legge per gestire l’attività. Se il centro commerciale è costituito, in tutto od in parte, da esercizi di vicinato, il Comune invita i soggetti indicati dal promotore ad inoltrare le comunicazioni di cui all’art. 7 del Decreto Legislativo, entro il termine di trenta giorni precedente l’attivazione dell’esercizio. La comunicazione deve contenere le dichiarazioni previste dall’art. 7, comma 2, del Decreto Legislativo.
  5. I commercianti associati che intendono creare un centro commerciale al dettaglio mediante l’apertura di esercizi di cui vogliono conservare la distinta titolarietà possono chiedere che l’esame delle domande, se si tratta di medie o grandi strutture o delle comunicazioni, se si tratta di esercizi di vicinato, sia svolto congiuntamente e secondo un criterio unitario. Prima del rilascio dell’autorizzazione generale e unica per il centro, è possibile sostituire i richiedenti originari con altri.
  6. La fattispecie di cui al precedente comma 5 non costituisce subingresso.
  7. Le modifiche che intervengono nella superficie di vendita degli esercizi del centro commerciale sono soggette ad autorizzazione o comunicazione.
  8. La modifica o l’aggiunta di un settore merceologico sono soggette:
    1. a nuova autorizzazione, nel caso di medie o grandi strutture;
    2. a comunicazione, nel caso di negozi di vicinato.
  9. Sono fatte salve le prescrizioni particolari previste nell’ambito dei progetti di qualificazione urbana e di rivitalizzazione dei centri storici.

Art. 125: Programmi integrati per attività promozionali dei centri commerciali naturali

  1. I programmi integrati per attività promozionali che si svolgono nell’ambito dei centri commerciali naturali, come definiti all’art. 110 comma 12, lettera c, del presente Regolamento, possono prevedere interventi, sia a carattere strumentale che economico che, a titolo esemplificativo, si possono indicare come segue:
    1. creazione di parcheggi pubblici o privati, pluripiani od interrati;
    2. rifacimento di illuminazione pubblica;
    3. pavimentazione di vie e piazze;
    4. pedonalizzazione e regolamentazione del traffico, lungo vie e piazze;
    5. ristrutturazione delle reti dei trasporti pubblici;
    6. realizzazione di aree da destinare a verde pubblico;
    7. realizzazione di arredo urbano, in modo da ottenere un miglioramento della vivibilità, dell’identità e delle forme di richiamo nell’ambito dell’insediamento commerciale;
    8. recupero di facciate di edifici aventi valore storico-artistico e culturale;
    9. recupero di immobili pubblici, da adibire ad attività commerciali, paracommerciali di servizio pubblico integrato;
    10. recupero di piazze e spazi pubblici da destinare ad aree mercatali per l’attività di commercio su area pubblica, ad attività commerciali in genere, od a luoghi di esposizione mostre o di attività culturali a carattere anche non permanente;
    11. creazione di spazi polifunzionali destinati ad attività di intrattenimento e di svago;
    12. abbattimento di oneri di urbanizzazione;
    13. riduzione fino all’esonero, per l’attivazione di esercizi di vicinato, dal rispetto degli standard di parcheggio;
    14. esonero dall’obbligo di chiusura domenicale, festiva ed infrasettimanale;
    15. apertura serale o notturna degli esercizi, con maggiore ampiezza rispetto agli altri addensamenti urbani;
    16. promozione di particolari merceologie, attraverso appositi studi di mercato, per elevare la qualità degli insediamenti commerciali;
    17. organizzazione di idonee aree pubbliche da destinare alla realizzazione di forme di mercato su area pubblica integrative, complementari al commercio al dettaglio in sede fissa;
    18. divieto di vendita di determinate merceologie, qualora questo costituisca un grave ed evidente elemento di contrasto con i valori artistici, culturali, storici ed ambientali locali.
  2. Il Comune sentito il parere delle associazione dei consumatori, dei lavoratori e delle imprese del commercio, approva con apposito provvedimento i progetti di cui al comma precedente, congiuntamente ad un apposito programma di attuazione che deve contenere, tra l’altro, anche i tempi e le modalità di realizzazione degli interventi, i soggetti pubblici e privati che vi intervengono ed un dettagliato piano finanziario.
  3. Il Comune per le frazioni o le parti omogenee del territorio comunale con meno di 3.000 abitanti, o i quartieri di edilizia residenziale pubblica, purchè prive di insediamenti commerciali, o di insediamenti commerciali privi di commercio alimentare nel raggio di cinquecento metri, può approvare, previa consultazione delle organizzazioni dei consumatori, dei lavoratori e delle imprese del commercio, progetti integrati di rivitalizzazione del tessuto urbano che, anche attraverso incentivi e la eventuale realizzazione di centri polifunzionali di servizi, come definiti all’art. 110, comma 13 del presente Regolamento, promuovano lo sviluppo di adeguati servizi di vicinato.
  4. Per i centri polifunzionali, il Comune può rilasciare autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande e per la vendita di giornali e riviste, anche in deroga alla normativa comunale di settore, dando la priorità ad operatori già in attività che intendano trasferire la loro attività all’interno dei centri. Tali attività non potranno, in alcun caso, essere oggetto di trasferimento al di fuori del centro polifunzionale prima di tre anni dall’inizio dell’attività.
  5. I progetti integrati per la rivitalizzazione di determinate aree urbane sono adottati dal Comune anche su proposta di soggetti privati e dei Centri di assistenza tecnica e devono essere sempre corredati da un programma di attuazione degli interventi, che preveda i tempi e le modalità di realizzazione, nonché da un piano finanziario degli investimenti.
  6. I progetti integrati di rivitalizzazione possono prevedere sia interventi di natura urbanistico-edilizia, laddove ciò possa costituire elemento di sostegno delle attività commerciali in sede fissa o su area pubblica, sia azioni di promozione e sostegno per lo sviluppo e il mantenimento dell’attività commerciali. La realizzazione di tali interventi, può essere attuata anche per il tramite dei Centri di assistenza tecnica..

Art. 126: Comunicazione per apertura esercizi di vicinato. Istruttoria. Decisioni

  1. Chi intende aprire, trasferire di sede, ampliare la superficie di vendita ed il settore merceologico di un esercizio di vicinato, deve inviare al Comune apposita comunicazione utilizzando, per lo scopo, il modello COMM.1.
  2. Qualora la comunicazione non risulti regolare o completa, il responsabile del procedimento lo rende noto al soggetto interessato, nei modi, termini e con gli effetti precisati all’art. 115 del presente Regolamento.
  3. Ove la comunicazione sia regolare e completa, il responsabile del procedimento provvede, d’ufficio, a verificare, tramite formale richiesta ai competenti servizi interni ed esterni:
    1. il possesso dei requisiti soggettivi di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo, ed alla Legge 31 maggio 1965, n.575 e successive modificazioni ed integrazioni;
    2. che per il locale od i locali nel quale/nei quali si intende effettuare l’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento di superficie sussista il rispetto delle prescrizioni contenute dei regolamenti comunali di polizia urbana, annonaria ed igienico-sanitaria;
    3. che il locale, sede dell’attività sia conforme alle previsioni stabilite, per gli esercizi commerciali, dai vigenti strumenti urbanistici;
    4. il rispetto dei Regolamenti comunali di cui agli artt: 7, 8 e 9 del Regolamento della Regione Toscana e di cui all’art. 10, comma 1, lett. C, del Decreto Legislativo, se adottati;
    5. la veridicità di quanto dichiarato nella comunicazione relativamente a: settore merceologico, ubicazione all’esercizio, superficie di vendita, spazi destinati ai parcheggi.
    L’accertamento delle condizioni di cui alle lettere b, c, e, può essere effettuato anche a mezzo Conferenza dei Servizi, da convocare dal responsabile del procedimento.
  4. I servizi interni devono fornire motivata risposta al responsabile del procedimento entro e non oltre quindici giorni dalla richiesta.
  5. Qualora la verifica d’ufficio dia esito positivo, il responsabile del procedimento archivia la pratica, senza emanare alcun provvedimento. In caso di esito negativo della verifica, viene emanato un provvedimento di divieto di inizio dell’attività oggetto della comunicazione.
  6. Qualora venga accertato che un esercizio di vicinato è stato attivato:
    1. senza aver inviato al Comune la comunicazione di cui all’art. 7, comma 1. del Decreto Legislativo;
    2. prima che siano decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione;
    3. a seguito di dichiarazione non veritiera, relativamente ai requisiti e presupposti richiesti dall’art. 7, comma 1, lettere a), b), c) e d) del presente Regolamento;
      saranno irrogate le sanzioni pecuniarie di cui all’art. 22, comma 1 del Decreto Legislativo e potrà essere ordinata l’immediata chiusura dell’esercizio stesso.

Art. 127: Consumo di prodotti alimentari negli esercizi di vicinato

  1. Negli esercizi di vicinato abilitati alla vendita di prodotti appartenenti al settore alimentare è consentito il consumo diretto ed immediato sul posto dei prodotti di gastronomia a condizione che non venga effettuato un apposito servizio di somministrazione e non vengano collocate nel locale di vendita attrezzature finalizzate a permettere o favorire la consumazione sul posto dei prodotti.
  2. Si ha servizio di somministrazione se vengono predisposte liste o "menù" dei prodotti offerti, con relativi prezzi, se vengono raccolte o registrate le ordinazioni ed effettuato servizio ai tavoli con portate di alimenti e/o bevande.
  3. Per attrezzature finalizzate alla somministrazione si intende un qualsiasi elemento di arredo che sia appositamente collocato nel punto di vendita per consentire o favorire la consumazione dei prodotti sul posto come tavoli, sedie, banchi, panche, scaffe murali e simili. Non sono tali eventuali piani di appoggio sistemati nell’esercizio per consentire la collocazione di contenitori di alimenti e bevande, dopo l’uso.

Art. 128: Autorizzazione per medie strutture di vendita

  1. Per ottenere l’autorizzazione per l’apertura, il trasferimento di sede, l’estensione del settore merceologico di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo, l’ampliamento della superficie di vendita fino a raggiungere i limiti di una media struttura di vendita, il soggetto interessato deve inoltrare domanda al Comune utilizzando il modello COM. 2.
    Per il rilascio dell’autorizzazione si applica il procedimento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n.447 “ Regolamento recante norme di semplificazione dei procedimenti di autorizzazione per la realizzazione, l’ampliamento, la ristrutturazione e la riconversione di impianti produttivi, per l’esecuzione di opere interne ai fabbricati, nonché per la determinazione delle aree destinate agli insediamenti produttivi, a norma dell’art.20, comma 8°, della legge 15 marzo 1997, n.59.”.

    Alla domanda per l’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento della superficie di vendita deve essere allegata:
    1. planimetria debitamente quotata, in scala 1:200, dell’esercizio esistente o progetto dell’edificio da realizzare, con evidenziate la superficie di vendita e quella destinata a magazzini, servizi, uffici. In caso di ampliamento deve essere indicata la superficie preesistente e quella che si intende realizzare;
    2. planimetria , in scala 1:500, indicante gli spazi destinati a parcheggio;
    3. relazione circa l’infrastruttura viaria e le conseguenze occupazionali
  2. Il Comune può prevedere, con apposito provvedimento, un inserimento graduale delle medie strutture di vendita in aree specifiche, nelle quali siano stati riscontrati fenomeni di vulnerabilità della rete degli esercizi di vicinato. Dette aree non possono superare il cinquanta per cento del territorio comunale.
  3. Qualora la domanda non sia giudicata regolare e completa, il responsabile del procedimento ne dà comunicazione al richiedente nei modi e termini e con gli effetti precisati all’art. 115, , del presente Regolamento.
  4. Nel caso in cui dal responsabile del procedimento non sia rilevata alcuna irregolarità o incompletezza nella domanda, il termine per il concretizzarsi del silenzio-assenso decorre dalla data del ricevimento della domanda stessa.
  5. Se la domanda è regolare e completa il responsabile del procedimento provvede, d’ufficio, a verificare, tramite formale richiesta ai competenti servizi interni ed esterni:
    1. il possesso dei requisiti soggettivi di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo ed alla Legge 31 maggio 1965, n.575 e successive modificazioni ed integrazioni;
    2. che il locale od i locali nel quale/nei quali si intende effettuare l’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento di superficie sussista il rispetto delle prescrizioni contenute nei Regolamenti comunali di polizia urbana, annonaria ed igienico-sanitaria;
    3. che il locale, sede dell’attività, sia conforme alle previsioni stabilite dai vigenti strumenti urbanistici per gli esercizi commerciali classificati come medie strutture di vendita;
    4. la veridicità di quanto dichiarato nel modello COMM 2, utilizzato per l’inoltro della domanda.

    L’accertamento delle condizioni di cui alle lettere b) e c) può essere effettuato anche a mezzo della conferenza dei servizi, da convocare dal responsabile del procedimento entro e non oltre trenta giorni dal ricevimento della domanda regolare e completa.
    I servizi interni devono fornire risposte al responsabile del procedimento entro e non oltre trenta giorni dalla richiesta.
    Qualora la verifica d’ufficio dia esito positivo, il responsabile del procedimento predispone gli atti per il rilascio dell’autorizzazione.
    In caso negativo della verifica, il responsabile del procedimento predispone gli atti per il provvedimento di diniego, da notificare nei modi di legge al soggetto interessato entro e non oltre il termine di novanta giorni dal ricevimento della domanda regolare e completa.

  6. L’autorizzazione per l’apertura e l’ampliamento della superficie di vendita delle medie strutture è un atto dovuto, a condizione che l’intervento venga effettuato a seguito di concentrazione od accorpamento di esercizi autorizzati ai sensi dell’art. 24 della Legge 11 giugno 1971, n.426, per la vendita di generi a largo e generale consumo, La superficie risultante è pari alla somma delle effettive superfici concentrate o accorpate.
  7. L’accorpamento e la concentrazione degli esercizi di cui al precedente comma 6 deve rispettare le seguenti condizioni:
    1. gli esercizi devono essere stati autorizzati ai sensi della Legge 11 giugno 1971, n.426. Sono esclusi, quindi, quelli attivati con la comunicazione di cui agli artt. 7 e 25 del Decreto Legislativo;
    2. l’autorizzazione deve riguardare almeno una delle tabelle di largo e generale consumo, già definite dall’art. 31, comma 3, del D.M. 4 agosto 1988, n.375 (tabelle I, Ia, II VI, VIII e IX);
    3. il richiedente deve, con atto unilaterale d’obbligo reso al Comune, con firma autenticata nei modi di legge, impegnarsi a reimpiegare il personale degli esercizi concentrati o accorpati;
    4. la concentrazione e l’accorpamento non danno diritto ad incrementi di superficie di vendita rispetto a quella che risulta dalla sommatoria delle effettive superfici degli esercizi concentrati o accorpati.
  8. Il rilascio dell’autorizzazione conseguente all’accorpamento od alla concentrazione, comporta la revoca dei titoli autorizzatori relativi agli esercizi preesistenti ed il totale reimpiego del personale degli esercizi stessi. L’impegno al reimpiego del personale viene precisato come detto al precedente comma 7, lettera c).
  9. E’ dovuta l’autorizzazione per:
    • Il trasferimento di sede di una media struttura di vendita in tutto il territorio comunale, fatta salva la compatibilità con le specifiche norme urbanistiche vigenti e fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 10;
    • L’aggiunta di un settore merceologico a seguito di accorpamento o concentrazione. L’accorpamento e la concentrazione producono gli effetti indicati al precedente comma 8.
  10. A seguito dell’approvazione, e dell’operatività dei programmi per la tutela delle aree vulnerabili, per la valorizzazione dei centri storici, nonché dei programmi integrati per la rivitalizzazione della rete distributiva, di cui al Regolamento Regionale, quanto previsto al precedente comma 6 si applica esclusivamente alle medie strutture localizzate nelle aree interessate dai programmi stessi.
  11. Al fine dell’esame e valutazione di più domande concorrenti, volte ad ottenere il rilascio di autorizzazioni per medie strutture di vendita localizzate nelle aree interessate dai programmi adottati per la tutela delle aree vulnerabili, si tiene conto delle seguenti priorità:
    1. concentrazione di preesistenti medie strutture ed assunzioni dell’impegno di reimpiego del personale dipendente;
    2. (per il settore non alimentare) frequenza, con esito positivo, di un corso di formazione professionale per il commercio oppure possesso di adeguata qualificazione professionale;
    3. quantità volumetriche di patrimonio edilizio esistente, oggetto di recupero;
    4. numero di posti auto ulteriori rispetto a quelli previsti dagli standard e non riservati alla clientela;
    5. numero di occupati;
    6. impegno al rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro;
    7. impegno al rispetto degli accordi sindacali territoriali eventualmente siglati.

    All’interno di ciascuna delle priorità indicate al precedente comma 12, lettere c), d), e), f) e g) è data priorità alle domande corredate dal miglior bilancio rifiuti.

  12. Qualora, per l’attivazione o l’ampliamento della superficie di vendita di una media struttura,, sia necessario procedere anche al rilascio dell’autorizzazione o concessione edilizia, quest’ultima deve essere richiesta e rilasciata contestualmente a quella prevista per l’esercizio dell’attività commerciale.
  13. Il Comune, entro novanta giorni dalla data di ricevimento della domanda, deve procedere al rilascio o diniego della autorizzazione per l’esercizio dell’attività commerciale.
  14. La domanda per l’apertura, il trasferimento di sede, l’ampliamento della superficie di vendita, il cambio o l’aggiunta del settore merceologico, di una media struttura di vendita regolarmente compilata mediante l’utilizzo del modello COMM 2, è da ritenersi accolta se non vi è stata interruzione o sospensione di termini e se entro e non oltre il termine di novanta giorni, decorrente dalla data del suo ricevimento, non è stato comunicato il diniego.
  15. Ai fini dell’accesso ai documenti relativi all’istruttoria delle domande, si applicano le norme di cui alla Legge 07.08.1990, n.241 e successive modifiche ed integrazioni.

Art. 129: Servizi di interesse pubblico svolti dagli esercizi di vicinato e medie strutture

  1. Gli esercizi di vicinato e le medie strutture di vendita possono svolgere congiuntamente nello stesso locale, oltre alle attività commerciali, anche i seguenti servizi di interesse pubblico:
    • somministrazione di alimenti e bevande;
    • vendita di giornali e riviste;
    • biglietterie e centri prenotazioni;
    • rivendita tabacchi.
  2. L’abbinamento funzionale di cui al comma 1 è possibile soltanto nelle aree appositamente previste nei programmi integrati per la rivitalizzazione della rete distributiva di cui all’art. 8 del Regolamento Regionale ed alle condizioni negli stessi previste. Le attività di cui al comma 1 dovranno essere assistite dalle apposite autorizzazioni, ove previste dalla vigente normativa.

Art. 130: Disposizioni per grandi strutture di vendita

  1. Per l’apertura, il trasferimento di sede e l’ampliamento di superficie e merceologico delle grandi strutture di vendita, si fa rinvio alle procedure indicate all’art. 11 del Regolamento Regionale e al D.P.R. 20 ottobre 1998, n.447.

Art. 131: Subingresso negli esercizi di vendita al minuto

  1. Il trasferimento, in gestione o in proprietà, per atto tra vivi od a causa di morte, di un esercizio di vendita al dettaglio è soggetto a comunicazione al Comune. La comunicazione di subingresso deve essere effettuata utilizzando il modello COMM 1 per gli esercizi di vicinato ed il modello COMM 3 per le medie e grandi strutture.
  2. La comunicazione comporta di diritto, per le medie e grandi strutture, il trasferimento della titolarità dell’autorizzazione a chi subentra nello svolgimento dell’attività, a condizione che:
    • sia provato l’effettivo trasferimento dell’azienda, nei modi di legge;
    • il subentrante sia in possesso dei requisiti soggettivi per l’esercizio dell’attività previsti dall’art. 5 del Decreto Legislativo.

    Per gli esercizi di vicinato la comunicazione di subentro comporta il diritto del subentrante, se in possesso dei requisiti soggettivi di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo, di continuare l’attività del dante causa.

  3. La comunicazione di subingresso è presentata, a pena decadenza, entro i termini seguenti:
    1. in caso di subentro per causa di morte: dodici mesi, decorrenti dalla morte del titolare;
    2. in caso di subentro per atto tra vivi: sessanta giorni dall’atto di trasferimento della gestione o della titolarità dell’esercizio.
  4. L’atto di trasferimento dell’esercizio deve essere atto pubblico o scrittura privata registrata.
  5. Non può essere oggetto di atti di trasferimento l’attività corrispondente soltanto ad un settore merceologico dell’esercizio.
  6. In caso di morte del titolare dell’esercizio di vendita, la comunicazione deve essere effettuata dall’erede o dagli eredi che abbiano nominato, con la maggioranza prevista dall’art. 1105 del cod. civ., un solo rappresentante per tutti i rapporti giuridici con terzi, ovvero che abbiano costituito una società in uno dei tipi previsti dal codice civile, per la gestione dell’attività, sempre che abbiano i requisiti soggettivi di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo. Qualora si tratti di esercizi appartenenti al settore alimentare, gli eredi che ne siano sprovvisti devono acquisire i requisiti professionali di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo entro dodici mesi dalla comunicazione di subingresso.
  7. Il subentrante già in possesso dei requisiti, alla data dell’atto di trasferimento dell’esercizio o, nel caso di subingresso per causa di morte, alla data di acquisto del titolo, può iniziare l’attività solo dopo aver dato apposita comunicazione al Comune. Qualora, a decorrere dalla data predetta, non inizi l’attività entro i termini seguenti:
    • dodici mesi, per gli esercizi di vicinato e le medie strutture;
    • ventiquattro mesi, per le grandi strutture,
    decade dal diritto di esercitare l’attività del dante causa.
  8. Il subentrante per causa di morte, non in possesso dei requisiti professionali alla data di acquisto del titolo, può continuare l’attività solo dopo aver presentato apposita comunicazione di subingresso al Comune. Qualora non inizi l’attività entro dodici mesi dalla data predetta o, trattandosi di un esercizio del settore alimentare, non acquisisca i requisiti professionali, decade dal diritto di esercitare l’attività del dante causa.
  9. Il subentrante per atto tra vivi, non in possesso dei requisiti professionali alla data dell’atto di trasferimento dell’esercizio, può iniziare l’attività solo dopo aver acquisito i requisiti professionali e comunque, dato comunicazione di subingresso nei termini di cui al precedente comma 3, lettera b) al Comune. Decade da tale diritto nel caso in cui non inizi l’attività entro i termini di cui al precedente comma 7 e nel caso in cui non presenti la comunicazione nei termini di cui al precedente comma 3.
  10. Nei casi in cui sia avvenuto il trasferimento della gestione di un esercizio, la comunicazione e la eventuale autorizzazione rilasciata al subentrante è valida fino alla data in cui ha termine la gestione. Qualora chi subentra non comunichi il subingresso e non inizi l’attività entro il termine di cui al precedente comma 7 decade dal diritto di esercitare tale attività.
  11. La società alla quale, contestualmente alla costituzione, venga conferita un’azienda commerciale, può continuare, per sessanta giorni, l’attività del conferente, dandone immediata comunicazione al Comune. Qualora non acquisisca i requisiti professionali entro lo stesso termine, decade dal diritto di esercitare l’attività conferita.
  12. Nei casi in cui venga autorizzata la continuazione di un’impresa commerciale da parte di un soggetto incapace, chi lo tutela ai sensi di legge deve darne immediata comunicazione al Comune incaricando, per la conduzione dell’esercizio, una persona in possesso dei requisiti morali e professionali previsti dalla legge. Entro tre mesi dalla cessazione dello stato di incapacità, accertata ai sensi di legge, l’interessato deve darne comunicazione al Comune, autocertificando il possesso dei requisiti richiesti per l’esercizio dell’attività commerciale. Qualora non acquisisca detti requisiti entro il termine di dodici mesi, decorrenti dalla data di cessazione di incapacità, decade dal diritto di esercitare l’attività, a meno che il ritardo dipenda da causa a lui non imputabile. In questo caso, prima della scadenza dell’anno, deve comunicare al Comune le cause che hanno impedito l’acquisizione dei requisiti, chiedendo una proroga del termine di scadenza.
  13. I termini previsti nel presente articolo possono essere prorogati, su motivata istanza del richiedente.

Art. 132: Cessazione d’attività

  1. La cessazione dell’attività degli esercizi di vendita al dettaglio deve essere comunicata al Comune utilizzando il modello COMM 1 per gli esercizi di vicinato ed il modello COMM 3 per le medie e grandi strutture.

Art. 133: Vendite di liquidazione

  1. Le vendite di liquidazione sono definite dall’art. 15, comma 2, del Decreto Legislativo e dall’art. 15, comma 1, del Regolamento Regionale.
  2. L’operatore che intende effettuare una vendita di liquidazione deve darne comunicazione al Comune almeno quindici giorni prima della data di inizio della vendita stessa.
  3. La comunicazione può essere presentata direttamente al Comune oppure inviata a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. In caso di consegna diretta la data di presentazione coincide con quella di registrazione della comunicazione al protocollo generale di arrivo della corrispondenza, in caso di invio a mezzo raccomandata, con la data apposta con il timbro dall’ufficio postale accettante.
  4. La comunicazione deve contenere:
    1. in caso di liquidazione per cessazione di attività: atto di rinuncia all’autorizzazione per le medie e grandi strutture di vendita; dichiarazione di cessazione di attività, per gli esercizi di vicinato;
    2. in caso di liquidazione per cessione di azienda: copia del contratto, non preliminare, redatto con atto pubblico o scrittura privata autenticata;
    3. in caso di liquidazione per trasferimento dell’attività in altri locali: copia della comunicazione di trasferimento, se si tratta di esercizi di vicinato ovvero dell’autorizzazione negli altri casi, unitamente a prova legale della disponibilità dei nuovi locali;
    4. in caso di liquidazione per trasformazione o rinnovo dei locali:
      • copia della denuncia di inizio di attività o copia della concessione o dell’autorizzazione edilizia, se necessaria;
      • qualora si tratti di interventi non soggetti a concessioni od autorizzazione edilizia, relazione sottoscritta da tecnico professionalmente abilitato che illustri, anche con allegati cartografici, lo stato dell’esercizio antecedente e successivo all’attuazione del programma di intervento che deve necessariamente interessare almeno l’80% degli arredi, nonché la descrizione dettagliata delle iniziative programmate e dei preventivi di spesa relativi a ciascuna di esse.
  5. Nel caso di trasformazione o rinnovo non assoggettato a denuncia di inizio di attività,, concessione od autorizzazione edilizia, entro 15 giorni dalla conclusione dei lavori, devono essere prodotte al Comune le copie delle fatture comprovanti l’avvenuta realizzazione dell’intervento.
  6. La vendita di liquidazione può essere effettuata in ogni periodo dell’anno, per una durata non superiore a 10 settimane in caso di cessione o cessazione dell’attività commerciale e per una durata non superiore a 4 settimane nel casi di trasferimento dell’azienda in altro locale, di trasformazione o rinnovo locali.
  7. E’ vietato effettuare vendite di liquidazione con il sistema del pubblico incanto.
  8. Dall’inizio della vendita di liquidazione e fino al suo termine, è vietato introdurre nei locali dell’esercizio interessato e relative pertinenze ulteriori merci, anche in conto deposito, appartenenti allo stesso genere di quelle poste in liquidazione.
  9. Al termine della liquidazione per il rinnovo e la trasformazione dei locali, l’esercizio deve essere immediatamente chiuso per il tempo necessario alla effettuazione dei lavori.
  10. In occasione della vendita è vietato ogni riferimento a procedure fallimentari e simili, anche come termine di paragone.
  11. Le merci devono essere poste in vendita con l’indicazione del loro prezzo normale, dello sconto che viene praticato, espresso in percentuale sul prezzo normale, e del nuovo prezzo di vendita, quale risulta a seguito dello sconto o ribasso. Tutti i dati relativi devono essere espressi con lo stesso simbolo grafico, in maniera leggibile, in modo che l’acquirente possa chiaramente individuarli e valutarli.
  12. Le merci offerte devono essere separate da quelle eventualmente poste in vendita alle condizioni ordinarie.
  13. Le asserzioni pubblicitarie relative alla vendita devono essere presentate, anche graficamente, in modo non ingannevole per il consumatore e devono contenere gli estremi della comunicazione inviata al Comune – per quelle inviate a mezzo del servizio postale: data e numero del protocollo generale di arrivo della corrispondenza – nonché l’indicazione della durata della vendita.
  14. L’esaurimento delle scorte di talune merci durante il periodo della vendita deve essere portato a conoscenza del consumatore con avvisi ben visibili e leggibili anche dall’esterno del locale di vendita.
  15. E’ fatto obbligo di praticare, nei confronti del consumatore, i prezzi pubblicizzati senza limitazioni di quantità e senza alcun abbinamento di vendite, fino all’esaurimento delle scorte.
  16. Il venditore deve essere in grado di dimostrare la veridicità di qualsiasi pubblicità relativa sia alla composizione merceologica che alla qualità delle merci, nonché agli sconti o ribassi praticati.
  17. Qualora, per una stessa voce merceologica, vengano praticati al consumatore prezzi di vendita diversi, a seconda della varietà degli articoli che vi rientrano, è obbligatorio indicare sui prodotti esposti tutti i prezzi con lo stesso rilievo grafico. Qualora venga indicato un solo prezzo, è fatto obbligo di vendere, a quel prezzo, tutti gli articolo che rientrano nella voce reclamizzata.

Art. 134: Vendite di fine stagione o saldi

  1. Le vendite di fine stagione, come definite dall’art. 15, comma 3, del Decreto Legislativo e dall’art. 16 del Regolamento Regionale, possono essere effettuate nei periodi dell’anno indicati dalle norme sospracitate e successive eventuali modificazioni.
  2. Il Comune, d’intesa con la Camera di Commercio, sentite le organizzazioni del commercio e dei consumatori, può individuare, entro il mese di novembre di ogni anno, periodi diversi da quelli sopra indicati, da valere per l’anno successivo.
  3. L’individuazione di periodi diversi da quelli indicati al precedente comma 1 è effettuata con atto della Giunta Comunale.
  4. Per prodotti a carattere stagionale o di moda, suscettibili di deprezzamento se non venduti entro un determinato periodo di tempo e che possono essere oggetto di vendita di fine stagione si intendono:
    1. i generi di vestiario e abbigliamento in genere;
    2. gli accessori dell’abbigliamento e la biancheria intima;
    3. le calzature, pelletterie, articoli di valigeria e da viaggio;
    4. gli articoli sportivi;
    5. le confezioni ed i prodotti legati a particolari festività, al termine delle stesse e comunque i prodotti appartenenti a qualsiasi genere merceologico, non alimentare, che, in ragione della stagionalità, del cambiamento di linea di prodotto, per sopravvenuta modifica o innovazione tecnologica, per abbinamento a linee omogenee composite anche se riguardanti articoli di generi diverso, o ipotesi similari, possono contribuire a determinare un abbassamento di domanda del prodotto e quindi conseguente deprezzamento dello stesso.
  5. In occasione della vendita è vietato ogni riferimento a procedure fallimentari e simili, anche come termine di paragone. Le merci devono essere poste in vendita con l’indicazione del loro prezzo normale, dello sconto che viene praticato, espresso in percentuale sul prezzo normale, e del nuovo prezzo di vendita, quale risulta a seguito dello sconto o ribasso. Tutti i dati relativi devono essere espressi con lo stesso simbolo grafico, in maniera leggibile, in modo che l’acquirente possa chiaramente individuarli e valutarli.
  6. Durante il periodo nel quale vengono effettuate le vendite di fine stagione è possibile porre in vendita soltanto le merci presenti nell’esercizio e relative pertinenze. E’ vietato introdurvi nuove merci, anche in conto deposito.
  7. Le merci offerte devono essere separate da quelle eventualmente poste in vendita alle condizioni ordinarie.
  8. Le asserzioni pubblicitarie relative alla vendita devono essere presentate, anche graficamente, in modo non ingannevole per il consumatore e contenere l’indicazione della durata della vendita.
  9. L’esaurimento delle scorte di talune merci durante il periodo della vendita deve essere portato a conoscenza del consumatore con avvisi ben visibili e leggibili anche dall’esterno del locale di vendita.
  10. E’ fatto obbligo di praticare, nei confronti del consumatore, i prezzi pubblicizzati senza limitazioni di quantità e senza alcun abbinamento di vendite, fino all'esaurimento delle scorte.
  11. Il venditore deve essere in grado di dimostrare la veridicità di qualsiasi pubblicità relativa sia alla composizione merceologica che alla qualità delle merci, nonché agli sconti o ribassi praticati.
  12. Qualora, per una stessa voce merceologica, vengano praticati al consumatore prezzi di vendita diversi, a seconda della varietà degli articoli che vi rientrano, è obbligatorio indicare sui prodotti esposti tutti i prezzi con lo stesso rilievo grafico. Qualora venga indicato un solo prezzo, è fatto obbligo di vendere, a quel prezzo, tutti gli articoli che rientrano nella voce reclamizzata.

Art. 135: Vendite promozionali

  1. Le vendite promozionali, come definite dall’art.15, commi 1 e 4 del Decreto Legislativo possono essere effettuate dall’esercente dettagliante per tutti oppure per una parte dei prodotti merceologici e per periodi di tempo limitato nell’arco dell’anno.
  2. Le vendite promozionali di prodotti di carattere stagionale, quest’ultimi come individuati dal precedente art. 134, appartenenti al settore merceologico non alimentare non possono essere effettuate nel mese di dicembre, nei periodi delle vendite di fine stagione e nei trenta giorni precedenti tali periodi.
  3. Le vendite promozionali dei prodotti appartenenti al settore merceologico alimentare e dei prodotti per l’igiene della persona e della casa possono essere effettuate in qualsiasi periodo dell’anno senza necessità di preventiva comunicazione al Comune.
  4. Chi intende effettuare una vendita promozionale deve darne preventiva comunicazione scritta al Comune nei termini e con le modalità previste dalle norme nazionali e regionali in materia, precisando nella stessa la durata della vendita ed il genere dei prodotti oggetto di promozione. La comunicazione può essere presentata direttamente al Comune - Ufficio Protocollo, oppure inviata a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento. Le asserzioni pubblicitarie devono contenere gli estremi della comunicazione al Comune: data e numero della raccomandata oppure di registrazione nel protocollo generale di arrivo della corrispondenza.
  5. In occasione della vendita è vietato ogni riferimento a procedure fallimentari e simili, anche come termine di paragone.
  6. Le merci devono essere poste in vendita con l’indicazione del loro prezzo normale, dello sconto che viene praticato, espresso in percentuale sul prezzo normale, e del nuovo prezzo di vendita, quale risulta a seguito dello sconto o ribasso. Tutti i dati relativi devono essere espressi con lo stesso simbolo grafico, in maniera leggibile, in modo che l’acquirente possa chiaramente individuarli e valutarli.
  7. Le merci offerte devono essere separate da quelle eventualmente poste in vendita alle condizioni ordinarie.
  8. Le asserzioni pubblicitarie relative alla vendita devono essere presentate, anche graficamente, in modo non ingannevole per il consumatore e devono contenere gli estremi della comunicazione inviata al Comune – per quelle inviate a mezzo del servizio postale: data e numero della raccomandata; per quelle consegnate direttamente: data e numero del protocollo generale di arrivo della corrispondenza – nonché l’indicazione della durata della vendita.
  9. L’esaurimento delle scorte di talune merci durante il periodo della vendita deve essere portato a conoscenza del consumatore con avvisi ben visibili e leggibili anche dall’esterno del locale di vendita.
  10. E’ fatto obbligo di praticare, nei confronti del consumatore, i prezzi pubblicizzati senza limitazioni di quantità e senza alcun abbinamento di vendite, fino all'esaurimento delle scorte.
  11. Il venditore deve essere in grado di dimostrare la veridicità di qualsiasi pubblicità relativa sia alla composizione merceologica che alla qualità delle merci, nonché agli sconti o ribassi praticati.
  12. Qualora, per una stessa voce merceologica, vengano praticati al consumatore prezzi di vendita diversi, a seconda della varietà degli articoli che vi rientrano, è obbligatorio indicare sui prodotti esposti tutti i prezzi con lo stesso rilievo grafico. Qualora venga indicato un solo prezzo, è fatto obbligo di vendere, a quel prezzo, tutti gli articolo che rientrano nella voce reclamizzata.

Art. 136: Vendite negli spacci interni

  1. La vendita negli spacci interni può essere effettuata soltanto a favore delle persone che hanno titolo per accedervi e deve essere fatta in locali che non hanno accesso diretto da una pubblica via, piazza od altra area pubblica.
  2. Chi intende effettuare tale forma di vendita deve inviare comunicazione al comune, nella quale deve essere dichiarato il possesso dei requisiti morali e professionali per il commercio da parte della persona preposta alla gestione dello spaccio, il rispetto delle norme relative alla idoneità dei locali sotto il profilo urbanistico ed igienico-sanitario, il settore merceologico, la superficie di vendita e la sede dello spaccio. Alla comunicazione deve essere allegata copia dell'accettazione dell'incarico da parte della persona preposta.
  3. L’attività può essere iniziata dopo che sono decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione regolare e completa da parte del Comune senza che sia intervenuta interruzione o sospensione nei termini.

Art. 137: Vendita a mezzo di apparecchi automatici

  1. Chi intende effettuare la vendita di prodotti a mezzo di apparecchi automatici deve inviare una comunicazione al Comune, nella quale deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti soggettivi per l’esercizio del commercio, il settore merceologico, l’ubicazione degli apparecchi, le loro caratteristiche funzionali e misure di ingombro.
  2. Se l’apparecchio viene installato su area pubblica, deve essere richiesto il permesso per l’occupazione della stessa precisando la superficie che si intende occupare, i luoghi previsti pr la installazione degli apparecchi stessi e la durata dell’occupazione. La richiesta deve contenere l’impegno a rispettare le regole e condizioni che disciplinano l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, anche per quanto riguarda il pagamento del canone o tassa.
  3. Se la vendita con apparecchi automatici viene effettuata in un locale esclusivo, appositamente attrezzato, è soggetta alle stesse disposizioni che disciplinano l’apertura degli esercizi di vendita al dettaglio.
  4. Se non c’è occupazione di suolo pubblico, l’attività può essere iniziata dopo che sono decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione regolare e completa da parte del comune senza che sia intervenuta interruzione o sospensione nei termini. Se c’è occupazione di suolo pubblico oltre al decorso dei trenta giorni, è necessario esser in possesso della autorizzazione per l’occupazione del suolo stesso.

Art. 138: Vendite per corrispondenza ed altri sistemi di comunicazione

  1. Chi intende effettuare una vendita al dettaglio per corrispondenza, televisione od altri sistemi di comunicazione, deve darne comunicazione al Comune.
  2. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti soggettivi per l’esercizio del commercio ed il settore merceologico.
  3. L’attività può essere iniziata dopo che sono decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione regolare e completa da parte del Comune, senza che il Comune stesso abbia emesso atti interruttivi del termine.
  4. Eventuali incaricati devono essere muniti di tesserino di riconoscimento, rilasciato secondo le modalità di cui all’art. 19, comma 4, 5, 6 del Decreto Legislativo.
  5. Il tesserino di riconoscimento è obbligatorio per l’imprenditore, anche se commerciante su aree pubbliche in forma itinerante, che effettua personalmente le vendite di cui al precedente comma 1.

Art. 139: Vendita e propaganda ai fini commerciali

  1. La vendita al dettaglio, la raccolta di ordinativi di acquisto, l’illustrazione di cataloghi, l’effettuazione di qualsiasi altra forma di propaganda commerciale presso il domicilio del consumatore o nei locali dove si trova, anche temporaneamente per i motivi di lavoro, studio, cura o svago, sono soggette a comunicazione al Comune.
  2. Nella comunicazione deve essere dichiarata la sussistenza dei requisiti soggettivi per l’esercizio del commercio ed il settore merceologico.
  3. L’attività può essere iniziata dopo che sono decorsi trenta giorni dal ricevimento della comunicazione da parte del comune, se non vi è stata interruzione di sospensione di termini el comune stesso.

Art. 140: Forme speciali di vendita – Applicazione Legge 241/90

  1. All’atto del ricevimento della comunicazione per effettuare una vendita al dettaglio:
    1. negli spacci interni;
    2. con apparecchi automatici;
    3. per corrispondenza, televisione od altri sistemi di comunicazione;
    4. presso il domicilio del consumatore, anche con esibizione o illustrazione di cataloghi,
    il responsabile del procedimento invia all’interessato la comunicazione di cui all’art.115 del presente Regolamento.
  2. Qualora la comunicazione non risulti regolare o completa, il responsabile del procedimento ne dà notizia all’interessato entro dieci giorni, indicando le cause della irregolarità e incompletezza. In questo caso, il termine per l’efficacia della comunicazione decorre dalla data della relativa completa regolarizzazione.
  3. Nel caso in cui il responsabile del procedimento non provveda alla comunicazione di cui al precedente comma 2, il termine del procedimento decorre, comunque, dal ricevimento della dichiarazione dell’interessato..
  4. In tutti i casi di cui al precedente comma 1, il responsabile del procedimento accerta, di ufficio, la sussistenza nell’interessato, dei requisiti soggettivi di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo, necessari per l’esercizio del commercio, nonché quelli previsti dalla normativa antimafia.
    Ed inoltre:
    1. per la vendita negli spacci interni:
      • l’idoneità dei locali, sotto i profili della agibilità ed igienico-sanitari;
      • la superficie di vendita;
      • l’ubicazione dello spaccio, verificando la non accessibilità immediata e diretta da una pubblica via o piazza.
    2. Per la vendita mediante l’uso di apparecchi automatici:
      • se i luoghi prescelti per l’installazione degli apparecchi assicurano il rispetto della normativa di sicurezza per la circolazione dei veicoli e pedoni;
      • che non sussistano impedimenti previsti dai regolamenti comunali per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche e di polizia municipale;
      • che eventuali proprietari del suolo pubblico - demanio marittimo, ferroviario, autostradale, aeroportuale – o privato, abbiano assentito, per quanto di competenza, l’occupazione;
      • che l’apparecchio risponda ai requisiti sanitari di legge (in caso di vendita di prodotti alimentari).
    3. Per la vendita, esibizione o illustrazione di cataloghi e l’effettuazione di propaganda commerciale presso il domicilio del consumatore:
      • accerta, d’ufficio, il possesso dei requisiti soggettivi, per l’esercizio del commercio di cui all’art. 5 del Decreto Legislativo posseduti dagli incaricati indicati nell’elenco inviato all’autorità di Pubblica Sicurezza.;
      • richiede alla ditta che si avvale di incaricati copia del tesserino agli stessi rilasciato per le verifiche del contenuto che deve corrispondere a quanto previsto dall’art. 19 comma 6, del Decreto Legislativo.
  5. Per gli adempimenti istruttori di cui ai precedenti commi, il responsabile del procedimento si avvale dei competenti uffici comunali e/o di quelli di altri enti.
  6. Il responsabile del procedimento chiede i pareri di competenza agli uffici e servizi interessati entro e non oltre dieci giorni dal ricevimento della comunicazione regolare e completa.
  7. Gli uffici e servizi interpellati devono fornire risposta al responsabile del procedimento entro dieci giorni dal ricevimento della richiesta di parere, motivando opportunamente la risposta stessa, anche se favorevole.
  8. In caso di esito positivo della verifica d’ufficio circa l’esistenza dei presupposti e requisiti richiesti per l’inizio dell’attività, il responsabile del procedimento procede all’archiviazione della pratica, senza emanare alcun provvedimento.
  9. In caso, invece, di esito negativo della verifica, deve essere emanato un provvedimento di divieto di inizio dell’attività, motivato con riferimento alla mancanza dei presupposti e requisiti previsti dalla legge per l’esercizio dell’attività stessa.
  10. Il decorso dei trenta giorni dal ricevimento della comunicazione legittima il privato all’esercizio dell’attività denunciata. Il potere di accertamento dell’esistenza dei presupposti e requisiti richiesti per il lecito esercizio dell’attività commerciale rimane anche dopo i trenta giorni nella disponibilità del Comune che dovrà ordinare la chiusura immediata dell’esercizio di vendita, oltre a comminare la sanzione pecunaria, nell’ipotesi di svolgimento abusivo dell’attività. Il relativo procedimento deve rispettare la normativa di cui alla Legge n. 241/90, dalla quale discende l’obbligo della comunicazione di avvio del procedimento di cui all’art. 7 e seguenti della legge stessa.
  11. L’accertamento successivo deve riguardare l’esistenza di tutti gli elementi ritenuti essenziali per la liceità dell’esercizio dell’attività. L’ordine di cessazione sarà emanato quando l’attività commerciale sia da considerarsi abusiva e, perciò, quando:
    1. Manchi la comunicazione;
    2. L’attività sia stata iniziata prima del decorso dei trenta giorni dal ricevimento della comunicazione;
    3. La comunicazione risulti falsa, o perché l’attività è stata iniziata da soggetto privo dei requisiti richiesti o perché mancano i presupposti obbiettivamente prescritti, oppure
    4. per gli spacci interni:
      • la vendita di prodotti avvenga a favore del pubblico indiscriminato, e non soltanto a favore di determinate categorie di soggetti, individuate dall’art.16, comma 1 del Decreto Legislativo;
      • il locale abbia un accesso diretto da una pubblica via o piazza;
      • sia stato variato il settore merceologico, rispetto a quello comunicato;
      • sia stata variata la superficie di vendita rispetto a quello comunicata.
    5. per gli apparecchi automatici:
      • sia stata variata l’ubicazione degli apparecchi automatici e/o il settore merceologico oggetto di comunicazione.
    6. Per la vendita per corrispondenza, televisione o altri sistemi di comunicazione:
      • sia stato variato il settore merceologico:
      • durante la trasmissione televisiva non vengano indicati il nome e la denominazione o la ragione sociale e la sede del venditore, il numero di iscrizione al Registro Imprese ed il numero della partita IVA.
    7. Per le vendite e propagande commerciali effettuate presso il domicilio del consumatore:
      • sia stato variato il settore merceologico;
      • si utilizzino incaricati senza averne comunicato l’elenco all’Autorità di Pubblica Sicurezza, come prescritto dall’art.19, comma 4, del Decreto Legislativo;
      • la ditta interessata non abbia rilasciato il tesserino ai propri incaricati o non lo ha rilasciato con le indicazioni previste dall’art. 19, comma 6, del Decreto Legislativo.
  12. Il provvedimento interdittivo deve prevedere l’immediata chiusura dell’attività senza che il Comune abbia il potere di prefissare un termine per conformare alla normativa vigente l’attività ormai iniziata in modo illecito. Al provvedimento di chiusura si accompagna l’irrogazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla legge oltre alla denuncia penale per eventuali dichiarazioni false o mendaci.

Art. 141: Occupazione di spazi pubblici all’esterno di esercizi commerciali

  1. I titolari degli esercizi commerciali di vendita al dettaglio possono essere autorizzati ad occupare spazio pubblico all’esterno dei propri esercizi con le seguenti merci ed attrezzature:
    • articoli in esposizione ad eccezione di quelli alimentari e di quelli comunque alterabili per effetto degli agenti esterni, salvo i prodotti ortofrutticoli se disposti in appositi contenitori;
    • banchetti espositivi;
    • vetrinette espositive.
  2. Potranno essere concesse altresì occupazioni di suolo pubblico ad artigiani per prodotti in vendita in adiacenza ai locali sede dell’attività, ma non per l’esercizio di attività di riparazione.
  3. Particolari deroghe potranno riguardare le zone a traffico limitato o aree pedonali urbane anche se non servite da relativi marciapiedi.

Art. 142: Modalità di presentazione istanza per autorizzazione di occupazione di spazi pubblici

  1. Per ottenere l’autorizzazione all’occupazione di spazio pubblico all’esterno del proprio esercizio, l’interessato deve inoltrare domanda in competente bollo al Sindaco, precisando nella stessa:
    • generalità complete;
    • indirizzo;
    • codice fiscale (per le società: qualifica di chi presenta la domanda, ragione sociale, sede legale, partita IVA);
    • indirizzo dell’attività;
    • superficie richiesta in uso;
    • scopo e durata dell’occupazione;
    • attrezzature che si intendono installare sull’area pubblica;
    • modalità dell’installazione;
    • esistenza o meno di collegamenti alle reti elettriche.
    Alla domanda deve essere allegata una planimetria che evidenzi le misure della superficie richiesta ed i limiti dell’occupazione. Su ogni domanda , regolare e completa , vengono raccolti i pareri dei seguenti servizi:
    • Direzione Attivià Produttive, per gli aspetti relativi al commercio;
    • Corpo di Polizia Municipale, per gli aspetti relativi alla viabilità e traffico;
    I servizi interpellati devono fornire risposta scritta al responsabile del procedimento entro dieci giorni dal ricevimento della richiesta di parere.
  2. L’occupazione è consentita solo nel rispetto delle condizioni di viabilità e traffico stabilite dal vigente Codice della Strada, delle condizioni del regolamento di igiene e sanità, di quello igienico-edilizio e di quello della T.O.S.A.P.

Art. 143: Sanzioni e Revoche

  1. Fatte salve le sanzioni previste dal Decreto Legislativo, l’inosservanza delle disposizioni contenute nel presente regolamento è punita con una sanzione amministrativa graduata da un minimo di 150.000 ad un massimo di 900.000, di cui agli articoli dal 106 al 110 del T.U.L.C.P. n.383/34 non abrogati dalla legge 8 giugno 1990, n.142, con la procedura di cui alla legge 24 novembre 1981, n.689 e successive modifiche.
  2. In caso di particolare gravità o recidiva, si applica quanto previsto dall’art. 22, comma 2, del Decreto Legislativo. Organo competente a comunicare la sospensione dell’attività di vendita è il responsabile del procedimento.
  3. Ai sensi di quanto previsto dall’art.22, comma 4, lettera a) del Decreto Legislativo, la proroga del termine per l’attivazione di una media o grande struttura di vendita deve essere richiesta con istanza in bollo che deve pervenire al Comune entro e non oltre un anno dal rilascio dell’autorizzazione in caso di medie strutture e di due anni in caso di grandi strutture.
  4. La richiesta si intende pervenuta in tempo utile se risulta spedita a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento oppure protocollata al protocollo generale di arrivo della corrispondenza entro detto termine.
  5. Il ritardo nell’apertura, per rendere comprovato lo stato di necessità, non deve essere comunque imputabile al soggetto interessato.
  6. La richiesta di proroga deve contenere la motivazione del ritardo ed essere debitamente documentata sotto l’aspetto tecnico, se necessario.
  7. Il responsabile del procedimento, sentiti gli uffici e servizi interessati anche attraverso lo strumento della conferenza dei servizi, da convocare entro trenta giorni dalla richiesta, deve fornire risposta all’interessato entro e non oltre sessanta giorni dalla richiesta stessa, indicandone la risposta, i motivi che la sorreggono ed il termine per l’attivazione dell’esercizio. Nel casodi grandi strutture, alla conferenza dei servizi deve essere invitata anche la Regione.
  8. Qualora entro il termine previsto per l’attivazione, la superficie di vendita risulti essere stata attivata su una misura inferiore ai due terzi di quella autorizzata, il responsabile del procedimento, acquisito il parere della Regione in caso di grandi strutture, dichiara la decadenza dell’autorizzazione per la parte non realizzata, a condizione che siano comunque rispettate le norme relative all’entità della superficie di vendita che con nota la tipologia ella struttura autorizzata.
  9. Nel caso in cui la riduzione di superficie attivata comporti la realizzazione di un esercizio di vendita di diversa tipologia, l’autorizzazione viene modificata d’ufficio con contestuale comunicazione alla Regione.

Art. 144: Disposizioni transitorie

  1. Dalla data di entrata in vigore del presente regolamento cessano di avere efficacia tutte le disposizioni, diverse od incompatibili, contenute in precedenti regolamenti o altri atti comunque denominati aventi valore normativo.
  2. Il Comune si riserva la facoltà di adottare i programmi di cui agli articoli 7, 8 e 9 del Regolamento Regionale con successivi provvedimenti.

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    Pubblicata da: Elisa Ginanneschi | Pagina modificata: 20.11.2007 14:52 | Pagina creata: 20.11.2007 14:51








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